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Sir William Herschel e il metodo della parallasse

Herschel

(di Rosa M. Mistretta)

Una notte buia, un cielo stellato, milioni di astri brillano silenziosi, immobili sulla sfera celeste. Ma quanto sono distanti le stelle?

In passato, il concetto di Universo era molto semplice ed era messo in relazione con la vita quotidiana. Per gli antichi Greci, il cielo era una cupola, simile a una scodella rovesciata, che sovrastava la Terra piatta, mentre per Aristotele era una sfera che circondava sia il Sole che la Terra. Sebbene l’astronomo polacco Niccolò Copernico (1473-1543) avesse introdotto un modello innovativo per il Sole e il suo sistema planetario, egli stesso era convinto del fatto che le stelle fossero fissate a un’enorme sfera, posta oltre Saturno, il pianeta più lontano che gli astronomi conoscessero a quel tempo.

Soltanto dopo la scoperta del telescopio, gli astronomi diedero autenticità alle loro conoscenze: si resero conto che lo spazio non si fermava a Saturno, ma si estendeva ben oltre, e che la Via Lattea era costituita da migliaia di piccole stelle. La domanda che ne seguì fu la seguente: a che distanza si trovavano le stelle?

Verso la fine del Settecento si cercò di fornire una risposta al quesito. Fu l’astronomo William Herschel, nato ad Hannover nel 1738, che diede una svolta netta alle scoperte astronomiche. Nel 1781 egli scoprì il pianeta Urano, cui seguirono, nel 1787, i satelliti Titania e Oberon. Osservò, inoltre, le strutture morfologiche del pianeta Marte e le sue calotte polari, ipotizzando che, come quelle terrestri, fossero composte da ghiaccio. Pensò, quindi, di sfruttare un evento di uso quotidiano per la misurazione delle distanze stellari e lo denominò “metodo della parallasse”.

Il termine può far pensare a qualcosa di complicato, ma in realtà il concetto è banale. Si collochi un oggetto a una distanza di circa mezzo metro da noi. Fissando l’oggetto, si chiuda alternativamente l’occhio destro e quello sinistro. Si avrà l’impressione che questo si sposti rispetto agli oggetti più distanti. Il motivo risiede nel fatto che, poiché gli occhi si trovano a qualche centimetro di distanza l’uno dall’altro, quando si guarda l’oggetto con un occhio alla volta lo si osserva da due angolazioni leggermente diverse, per cui sembra che si sposti. Questo è l’effetto di parallasse!

William Herschel intuì che lo stesso fenomeno si sarebbe verificato osservando un

Proxima Centauri - In questa animazione, l'immagine in blu è stata acquisita nel 1976, mentre quella in verde risale a 6 anni dopo. Fonte: The Hubble Heritage Project

oggetto celeste, per cui una stella abbastanza vicina alla Terra si sarebbe apparentemente spostata nel cielo, se osservata da due luoghi molto lontani fra loro. L’astronomo sapeva che era possibile osservare le stelle da punti diversi dello spazio, pur rimanendo nello stesso luogo sulla Terra, grazie alla rivoluzione annuale del Pianeta intorno al Sole. Dunque non rimaneva altro da fare che misurare, in un determinato giorno dell’anno, la posizione di una stella relativamente vicina, rispetto alle stelle più lontane sullo sfondo, per poi ripetere tale misurazione qualche tempo dopo. Lo spostamento apparente dell’astro nel cielo avrebbe permesso di ricavare, in modo molto semplice, la distanza dell’oggetto osservato.

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