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Scoperta l’origine dei meteoriti più comuni

A destra: Confronto dello spettro dell´asteroide (1279) Datura con lo spettro del meteorite Fayetteville. A sinistra: fotograzie del meteorite Fayetteville. (Credit: Copyright Arkansas Center for Space and Planetary Sciences, University of Arkansas)

Osservando con i telescopi GEMINI, due astronomi hanno scoperto per la prima volta asteroidi con uno spettro simile a quello delle “condriti ordinarie”, i più comuni meteoriti che si rinvengono in genere sulla Terra.



Fino ad oggi gli astronomi hanno fallito ogni tentativo di identificare le sorgenti asteroidali dei meteoriti a causa dei  processi geologici che intervendono dall’epoca in cui  i meteoriti sono stati ejettati dal corpo dei loro asteroidi “parenti”.

T. Mothé-Diniz (Brazil) e D. Nesvorný (USA) stanno pubblicando su Astronomy & Astrophysics la prima scoperta di asteroidi che presentano  uno spettro simile alle ordinarie condriti, il materiale meteoritico che meglio rappresenta la composizione del nostro Sole. Molti dei meteoriti che collezioniamo sulla Terra provengono dalla fascia di asteroidi localizzata tra Marte e Giove.

In genere vengono espulsi dai loro “corpi parenti” dopo fenomeni di collisione, a causa dei quali vengono immessi in una nuova orbita, fino ad intercettare la Terra dalla quale vengono attratti e sulla quale alcuni di essi precipitano. I meteoriti sono un potente mezzo per conoscere la storia del nostro Sistema Solare, grazie al fatto che la loro composizione è, in qualche modo, una registrazione dei passati processi geologici avvenuti mentre erano ancora incorporati negli asteroidi originari.

Una difficoltà fondamentale è che non conosciamo esattamente da dove provengono la maggior parte dei campioni di meteoriti. Per molti anno gli astronomi hanno fallito ogni tentativo di identificare l’origine delle condriti ordinarie, che rappresentano il 75% di tutte quelle raccolte sulla Terra.

Per trovare  gli asteroidi sorgenti di tali meteoriti, gli scienziati hanno dovuto conparare gli spettri dei vari campioni con quelli degli asteroidi. Quest’operazione è molto difficile da realizzare in quanto i meteoriti e i loro asteroidi di origine sono stati sottoposti a differenti processi dal momento in cui si sono separati. In particolare,  le superfici degli asteroidi sono state alterate da processi di “space weathering“, probabilmente causate dall’esposizione a micrometeoriti e all’azione del vento solare che progressivamente hanno alterato gli spettri originari della loro superficie. Con il passare del tempo, dunque, le proprietà spettrali degli asteroidi si sono differenziare da quelle dei meteoriti che hanno generato, rendendo l’identificazione parentale molto difficile.

Le collissioni sono il principale processo che coinvolge gli asteroidi. Come conseguenza di un forte impatto, un asteroide può rompersi in varie parti e i vari frammenti. Questi frammenti costituiscono quello che gli astronomi definiscono “famiglie di asteroidi”. Fino a poco tempo fa, molte delle famiglie di asteoridi conosciute erano molto vecchie (formatesi tra i 100 milioni e qualche miliardo di anni fa). In realtà, le famiglie più giovani sono molto più difficili da identificare poichè i vari frammenti di asteroidi sono molto più vicini tra loro (per le famiglie più antiche i vari frammenti hanno avuto il tempo di separarsi maggiormente).

Nel 2006 sono state identificate quattro nuove famiglie “molto giovani” , con un’età tra 50000 a 600000 anni. Questi frammenti dovrebbero essere meno affetti dalle alterazioni indotte dallo  “space weathering“. Per tale ragione Mothé-Diniz e Nesvorný hanno osservato questi asteroidi, usando i telescopi GEMINI (uno installato nelle Hawaii e l’altro in Cile), ottenendo vari spettri nel visibile. Hanno in tal modo potuto confrontare gli spettri di queste famiglie di asteroidi con quelli di una condrite ordinaria (meteorite Fayetteville), trovando un buon accordo tra i dati.

Questa scoperta è la prima concordanza osservativa tra i comuni meteoriti e gli asteroidi della fascia tra Marte e Giove. L’importanza di questi risultati serve, oltretutto, ad avere una conferma unica del ruolo dello “space weathering“, nei processi di alterazione delle proprietà  originarie degli asteroidi.

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