
Nuovi risultati da modelli al computer indicano che alcuni di questi esopianeti possono fluttuare tra una condizione di abitabilità ed una di non abitabilità, a causa della presenza di vicini pianteti giganti che interferiscono sulla stabilità gravitazionale delle loro orbite.
Un pianeta “solitario”, di tipo terrestre, con un’orbita sufficientemente circolare potrebbe orbitare abbastanza stabilmente all’interno della fascia di abitabilità (vedi articolo). “Se, al contrario, nelle simulazioni viene aggiunto un pianeta gigante come Giove, impostando per esso un’orbita ellittica così come osservato per molti pianeti extrasolari, può indurre strani “comportamenti” al pianeta più piccolo, inducendolo ad orbitare tra la fascia di abitabilità ed una regione di spazio meno ospitale.
L’orbita del pianeta più piccolo potrebbe essere allungata e poi potrebbe nuovamente ritornare quasi circolare, nel giro anche di 1000 anni. Questo potrebbe comportare variazioni di temperature significative in pochi secoli.
“Per parte del tempo potrebbe esistere acqua allo stato liquido, mentre in altri periodi l’acqua potrebbe evaporare completamente”, afferma Rory Barnes, un ricercatore post-doc dell’Università di Washington. “Il clima terrestre è affetto da deboli variazioni di temperatura nel corso dei decenni e dei millenni, indotto dalla presenza degli altri pianeti, ma è possibile che per molti altri sistemi extrasolari questa sia una condizione molto più significativa.”
Il problema diviene perfino più complesso per pianeti abitabili orbitanti intorno a stelle di piccola massa, diciamo circa 1/3 della massa solare. In questi sistemi, la fascia di abitabilità è molto più vicina alla stella e le forze di marea possono diventare troppo intense per permettere la presenza di vita.
“Potrebbero esserci pianeti fuori dal Sistema Solare le cui caratteristiche geologiche cambiano nel corso di periodi molto lunghi”, afferma Barnes. “Si possono ad esempio immaginare pianeti che passano da fasi di elevato vulcanismo ed intensi terremoti a periodi di calma. E’ affascinante poter immaginare come possa avvenire l’evoluzione di una forma di vita in questi posti”.
Il lavoro, finanziato dal Nasa Virtual Planetary Laboratory, è stato condotto con Brian Jackson del NASA Goddard Space Flight Center, Richard Greenberg della University of Arizona e Sean Raymond del Laboratoire d’Astrophysique de Bordeaux in Francia.
“C’è questo folle zoo di pianeti là fuori che probabilmente sono abitabili”, ha concluso Barnes , “ma le loro proprietà sono molto diverse dalla Terra e sono diverse dalla Terra a causa della loro eccentricità variabile”.





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