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L’ammasso di galassie più lontano mai osservato

Questa immagine in falsi colori copre una porzione di cielo pari a 3.4 minuti d'arco per lato (circa 1/10)  delle dimensioni della luna piena. Le frecce indicano le galassie che si trovano alla stessa distanza, raggruppate intorno al centro dell'immagine.I contorni indicano, invece, l'emissione X dell'ammasso.Le galassie la cui distanza è confermata essere pari a 9.6 miliardi di anni luce sono cerchiate.  (Credit: Istituto per la Fisica e matematica dell'universo, Giappone)

Un team internazionale di astronomi tedeschi e giapponesi ha scoperto l’ammasso di galassie più distante mai conosciuto, lontano circa 9.6 miliardi di anni luce.

Le osservazioni X e Infrarosse hanno mostrato che l’ammasso ospita prevalentemente galassie vecchie e molto grandi, mostrando come le galassie si formassero già quando l’Universo era ancora molto giovane.Queste osservazioni ed altre analoghe forniscono nuove informazioni non soltanto sulla natura delle galassie primordiali ma anche sulla storia dell’Universo nel suo complesso.

 

Gli ammassi di galassie sono le strutture più grandi dell’Universo. La nostra galassia, la Via Lattea, è parte di un ammasso che comprende circa 1000-2000 altre galassie, noto con il nome di ammasso della Vergine. Osservando le galassie e gli ammassi  molto distanti dalla Terra, gli astronomi possono dare uno sguardo indietro nel tempo, quando la loro luce aveva iniziato il viaggio verso di noi, molto molto tempo prima.
Un team internazionale di astronomi del Max-Planck-Instituts für extraterrestrische Physik (MPE) e delle università di Tokyo e Kyoto hanno scoperto il più lontano ammasso mai osservato prima. Osservazioni fatte nella banda X con il Sibaru XMM Deep Field sono servite a identificare i possibili candidati. Poi le osservazioni infrarosse con il telescopio Subaru hanno permesso di ottenere informazioni circa la distanza. Una particolarità di questa scoperta consiste nell’aver dovuto utilizzare le lunghezze d’onda infrarosse, invisibili ad occhio nudo. Ciò è dovuto al fenomeno di espansione dell’Universo, il quale determina una velocità di allontanamento relativa delle galassie lontane enormemente alta (vviamente rispetto a noi). Poiché queste galassie si allontanano a velocità enormi, a causa dell’effetto della relatività di Einstein la luce viene spostata dal visibile verso il rosso.
Dell’intero ammasso è stato possibile rilevare soltanto le galassie più grandi. Nonstante questo è stato possibile confermare che sono legate tra loro, ovvero che fanno parte della stessa struttura gravitazionale. Una evidenza tipica del fatto che le galassie facciano parte dello stesso ammasso è data dalla presenza di un gas intergalattico molto caldo e osservabile nella banda X.
I dati ottenuti dal telescopio spaziale XMM-Newton hanno, infatti,  confermato la presenza di tale gas.
Alla fine, dall’osservazione combinata a differenti lunghezze d’onda, è stato finalmente possibile,  stimare la distanza ad un valore pari a circa 9.6 miliardi di anni luce, 400 milioni di anni luce più lontano dell’altro ammasso primordiale scoperto in precedenza.
I risultati dimostrano inoltre come questo sistema contenga galassie evolute che si formarono probabilmente più di 2 miliardi di anni prima.Dal momento che i processi dinamici di invecchiamento delle galassie sono lenti, la presenza di queste galassie massicce induce a pensare che sua la formazione  sia avvenuta attraverso la fusione di gruppi più piccoli di oggetti, dei quali ognuno conteneva una o più galassie giganti.  L’ammasso, dunque, è un laboratorio ideale per studiare in modo più approfondito l’evoluzione delle galassie, quando l’Universo aveva solo un terzo dell’età attuale. In più fornirà importanti indicazioni sulla struttura dell’Universo su larga scala e sule fluttuazioni di densità primordiali, che secondo le attuali teorie sono alla base del meccanismo di condensazione della materia.

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