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Il dilemma di Barnard

(di Riccardo Valdettaro)

La Nube Nera B68. Fonte: European Southern Observatory

La scoperta della materia interstellare ha avuto una storia lunga e tortuosa, durata più di 100 anni. Il personaggio “chiave” di questa saga cosmica fu Edward Emerson Barnard, un geniale astronomo autodidatta, nato a metà del diciannovesimo secolo da una famiglia poverissima del Tennessee, ma destinato a divenire il primo grande astrofotografo del mondo.


Entrato in scena verso la fine del secolo (era il 1881), quando ancora gli astronomi osservavano il cielo, per lo più, ponendo semplicemente un occhio dietro l’oculare del telescopio, costretti ad affidare a semplici disegni l’eredità delle loro scoperte, Barnard fu il primo a combinare il talento di eccellente osservatore con l’abilità di fotografo, realizzando, tra le altre cose, un’opera colossale: una ricognizione fotografica completa della Via Lattea.
Il 29 giugno 1892, ormai astronomo professionista presso il Lick Observatory, esaminando una lastra fotografica, Barnard vide qualcosa di sorprendente: una “zona buia”, pressoché priva di stelle, in prossimità dell’ammasso stellare M11!

Da quel momento, la sua più grande sfida fu comprendere la natura di queste “zone buie”, visibili a volte tra le stelle. Spazi oscuri che, per lungo tempo, si pensò privi di stelle, veri e propri “buchi celesti”, attraverso i quali fosse possibile intravedere lo spazio vuoto, oltre le stelle.

Ipotesi, quest’ultima, che non convinse mai del tutto questo pioniere dell’astrofotografia: erano di fatto zone vuote del cielo, prive di stelle, come sosteneva il grande William Herschel, o al contrario, tradivano la presenza di materia oscurante, interposta tra noi e le stelle, come suggerivano altri astronomi?
Per 25 anni Barnard fu scosso da questo dilemma, sino a quando, dopo aver a lungo osservato e analizzato le sue lastre fotografiche si convinse dell’esistenza di materia interstellare, responsabile dell’oscuramento delle stelle retrostanti.
A tale proposito scriveva, nel 1916, “più familiarità acquisto con gli oggetti oscuri, meno attraente mi risulta l’idea di vuoti nel cielo”.

Ma solo con il passare degli anni, dopo la morte di Barnard avvenuta nel 1923, il problema relativo all’esistenza di materia interstellare trovò una soluzione. Grazie alle nuove scoperte della “neonata” astrofisica, il dilemma di questo grande fotografo dei cieli veniva finalmente risolto!

È, quindi, alla luce di questo dilemma che dobbiamo sfogliare il catalogo di 182 “oggetti oscuri” del cielo completato da Barnard e pubblicato sulla rivista “Astrophysical Journal” nel 1919. È ancora oggi, dopo più di 80 anni, la più bella collezione di fotografie di nebulose oscure della nostra Galassia.

 

[FONTE: cassiopeaonline.it]

Come sempre grazie agli amici di Cassiopeaonline!

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