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Asteroidi che sfiorano la Terra (Parte 2/2)

Cratere Aorounga - Diverse centinaia di milioni di anni fa, l'impatto di un asteroide (o cometa) segnò profondamente la regione settentrionale del Chad, nel Deserto del Sahara. (Fonte: Jet Propulsion Laboratory)

(di Giuseppe Nobile)

I corpi del Sistema Solare che transitano nei pressi della Terra non sono solo asteroidi.


Classificati con il generico nome di “NEOs” (Near Earth Objects), ossia “Oggetti Vicini alla Terra”, essi comprendono corpi assai differenti per dimensioni e origine.

Se non superano la cinquantina di metri di ampiezza sono considerati meteoroidi. Un urto eventuale con la Terra ne determina la disgregazione nell’atmosfera in meteoriti che, se non troppo grossi, cadono sul suolo senza produrre crateri da impatto. I più piccoli, simili a granelli di sabbia, si disintegrano completamente in scie luminose: le meteore.

I NEOs di maggiori dimensioni, fino a svariate decine di chilometri di ampiezza, sono asteroidi o comete. Un urto con la Terra di uno di essi provocherebbe un disastro ambientale che, per i più grandi, potrebbe coinvolgere l’intero pianeta.

La distinzione tra asteroidi e comete si basa unicamente sull’aspetto telescopico: se appare netto, di tipo stellare, si parla di asteroide, se offuscato da un leggero alone gassoso, dovuto all’evaporazione dei ghiacci superficiali, si parla di cometa. Una cometa, dopo aver perso tutta la sua componente volatile, diventa un corpo roccioso inerte, indistinguibile da un asteroide.

Esistono probabilmente più di diecimila NEOs maggiori di 0,5 chilometri, dei quali finora ne sono stati scoperti solo duecento. Il loro destino è quello di essere spazzati via dal Sistema Solare interno, per opera di interazioni gravitazionali con il Sole e i pianeti più interni, di tipo terrestre – Mercurio, Venere, Marte e, naturalmente, la nostra Terra – o di entrare in collisione con essi in un intervallo temporale molto più breve dell’età del Sistema Solare.

Deve esistere, quindi, un processo che permetta nel tempo un continuo apporto di NEOs per mantenerne più o meno stabile la popolazione.

Ma quale può essere l’origine di questi corpi?

Per la fascia principale di asteroidi, compresa tra le orbite di Marte e di Giove, si pensa a fenomeni di interazione gravitazionale. La potentissima forza di gravità gioviana perturba continuamente le orbite asteroidali, spingendo alcuni di questi verso il Sistema Solare interno.

Per le comete, le riserve sono costituite da una enorme nube che avvolge il Sistema Solare, ad oltre 1000 UA dal Sole, chiamata “Nube di Oort” e da una fascia, più interna e appiattita sul piano dell’eclittica, chiamata “Banda di Kuiper”, tra 30 e 100 UA dal Sole.

L’interesse via via crescente verso i NEOs, oltre al fatto che il loro studio può fornire preziose informazioni sulle origini e le storie evolutive dei pianeti, è dovuto alla consapevolezza che essi possono entrare in collisione con la Terra.
Eventi di questo tipo sono accaduti in passato e accadranno, di nuovo, in futuro. Grazie soprattutto a rilievi satellitari, sono stati scoperti alcuni grandi crateri da impatto in varie regioni, sul suolo terrestre, la cui fisionomia è stata alterata nel tempo da mutamenti di natura geologica e ambientale.
Ognuno di questi eventi ha provocato grandi sconvolgimenti, influenzando in modo profondo la vita stessa e la sua evoluzione. Un caso tra tutti: l’estinzione dei dinosauri di cui tanto si parla, dovuta, secondo l’ipotesi pià probabile, alla collisione con un asteroide avvenuta circa 65 milioni di anni fa.

Ma l’arrivo di un NEOs può non aver portato solo devastazione: attuali, più che mai, sono le ricerche ostinate che riguardano un loro possibile coinvolgimento nell’aver depositato sulla Terra acqua e molecole organiche. Esiste oggi un gran fermento negli studi che riguardano questi affascinanti argomenti. Sono coinvolti non solo astronomi, ma anche geologi, chimici, biologi e perfino filosofi.


Abbiamo finalmente capito l’importanza estrema che hanno i NEOs per noi stessi e la nostra Terra. Mentre si cerca di leggere il passato, lo sguardo è rivolto anche al futuro: sono operativi, ormai da tempo, alcuni programmi di ricerca rivolti a scoprire il maggior numero possibile di NEOs per migliorare le nostre stime sulla frequenza di impatto con il nostro pianeta.

La comunità astronomica internazionale ha sentito il bisogno, durante l’incontro avvenuto a Torino nel giugno 1999, di parlare diffusamente dei NEOs.
Ne è nata una scala chiamata “Scala di Torino” rivolta a valutare il rischio di collisione. Ideata da R. Binzel del MIT, comprende valori da 0, per un corpo con rischio nullo di collisione, a 10, per un corpo ampio oltre un chilometro, in sicura collisione con la Terra, in grado di provocare un disastro globale.

Cosa possiamo aspettarci dal futuro?

Ci piaccia o no dobbiamo prendere in seria considerazione l’eventualità di un incontro con un NEOs. Le stime, oggi disponibili, suggeriscono in tal senso una probabilità molto bassa, entro brevi o medi periodi di tempo, ma non si può esserne del tutto certi. Ne sapremo sicuramente di più negli anni a venire.
Per il momento è giusto stare in guardia: è in gioco niente di meno che la sopravvivenza della nostra specie.

[Fonte: cassiopeaonline.it]

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