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Asteroidi che sfiorano la Terra (Parte 1/2)

Ad oggi, ne sono stati studiati e numerati più di 7000 asteroidi, anche se il loro numero è di gran lunga maggiore. Fonte: Students for the Exploration and Development of Space (SEDS)

(di Giuseppe Nobile)

Il 20 dicembre 2000 una Astro Alert, diffusa tramite e-mail su Internet, annunciava la scoperta di un nuovo asteroide. Il servizio Astro Alert gestito dalla redazione del periodico “Sky & Telescope” consente di essere tempestivamente informati su tutto quanto, o quasi, di nuovo fa la sua apparizione in cielo.

La notizia della scoperta non ha fatto certo scalpore, anzi è passata quasi inosservata tra i non addetti ai lavori, ma l’evento è stato significativo, non tanto per il ritrovamento di un piccolo corpo del nostro Sistema Solare, se ne scoprono diversi ogni anno ormai, quanto per il fatto che quel minuscolo corpo, subito battezzato con il poco poetico nome di 2000YA, sarebbe passato a soli 0,0049 UA dalla Terra, il 22 dicembre. 0,0049 UA corrispondono a 735.000 chilometri: una distanza insignificante astronomicamente parlando, ma è come dire che 2000YA ci è quasi venuto addosso!

 

Di corpi simili ne sono stati individuati parecchi negli ultimi anni, grazie all’enorme sviluppo dei mezzi di ricerca. Ma prima di capire cosa sono e da dove vengono e perché sono importanti per noi abitanti della Terra, vale la pena soffermarsi su come essi vengono scoperti.

Nei tempi, ormai sempre più lontani, in cui l’emulsione fotografica rappresentava l’unico mezzo per ritrarre tutto quello che appare nel cielo notturno, la ricerca di nuovi corpi vaganti nel nostro Sistema Solare era enormemente più lenta e difficoltosa. Si faceva tutto, o quasi, manualmente: il supporto per l’emulsione sensibile era costituito da una lastra di vetro ampia qualche decina di centimetri per abbracciare una zona di cielo il più estesa possibile. La lastra, fragile e difficile da maneggiare, era posta nel fuoco del telescopio. A questo punto, mentre lo strumento seguiva le stelle nel cielo, mosso da motori elettrici per annullare il moto di rotazione della Terra, iniziava la posa fotografica, tipicamente lunga decine di minuti o più.
Dopo lo sviluppo la lastra poteva finalmente essere esaminata.

Se un asteroide di sufficiente luminosità, in rapido moto perché vicino alla Terra, stava attraversando il campo ripreso, si riconosceva facilmente perché lasciava una piccola traccia sulla foto. Una volta identificato con sicurezza, per calcolarne l’orbita intorno al Sole, era necessario seguirlo per qualche tempo, misurando con precisione la sua posizione a intervalli prestabiliti. Si poteva così conoscere la sua distanza dalla Terra e tentare una stima di altre importanti caratteristiche, come le dimensioni e la composizione.

Le tecniche attuali rendono il lavoro molto più veloce: i telescopi sono in gran parte automatizzati, i nuovi sensori CCD hanno sostituito le lastre fotografiche consentendo, tramite computer, una immediata disponibilità dei dati; inoltre si possono esaminare ampie porzioni di cielo in tempi assai brevi e con maggior sensibilità.

Presso l’Osservatorio Lowell di Flagstaff in Arizona è iniziato, nel 1998, un programma di ricerca denominato LONEOS (Lowell Observatory Near-Earth Object Search), il cui scopo è la ricerca di asteroidi che passano nelle vicinanze della Terra. Il telescopio utilizzato è capace di fotografare, in un mese, tutta la volta celeste accessibile da Flagstaff, ritraendo corpi celesti 100.000 volte più deboli di quelli visibili a occhio nudo.

LONEOS non è l’unico programma di ricerca attualmente operativo; ce ne sono altri promossi da diverse nazioni. Ma perché tanta attenzione da parte della comunità astronomica internazionale verso questi piccoli corpi, apparentemente insignificanti, del regno del Sole?

Lo scopriremo nel prossimo articolo.

[Fonte: cassiopeaonline.it]

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