
Lo studio CI-Boulder è il primo che combina le caratteristiche connesse alla presenza di acqua, compresi decine di depositi di delta fluviali e migliaia di valli, sempre fluviali, per verificare la presenza di un oceano sostenuto da un’idrosfera globale nell’antico Marte.
Benché l’ipotesi di un grande e antico oceano fosse stata già più volte proposta in passato, i nuovi studi forniscono prove più concrete a supporto dell’idea che Marte fosse stato in grado di sostenere una grande quantità di acqua liquida in superficie, durante l’era Noachiana, più di 3 miliardi di anni fa. Questo è quanto affermato da Gaetano di Achille, primo autore dello studio.
Il paper (articolo scientifico) che ha come coautore il Professor Brian Hynek del dipartimento di scienze geologiche è stato pubblicato il 13 giugno su Nature Geoscience. Entrambi i ricercatori sono affiliati al CU-Boulder’s Laboratory for Atmospheric and Space Physics.
Più della metà dei 52 depositi di delta fluviali identificati, ognuno dei quali è stato alimentato da numerose valli fluviali, ha probabilmente segnato i confini dello stesso oceano. Ciò e suggerito dal fatto che tutti i delta si trovano circa alla stessa altezza. Ventinove dei 52 delta erano collegati sia all’antico oceano sia ad alcuni laghi adiacenti.
La ricerca è la prima ad integrare diversi tipi di dati relativi ai delta fluviali, e ricavati da diverse missioni spaziali NASA ed ESA a partire dal 2001.
I risultati ottenuti evidenziano come questo antico oceano avesse un ciclo idrologico simile a quello terrestre, incluse le pioggie, la formazione di nubi, il deflusso, e la formazione e accumulo di ghiacci.
Il volume totale dell’oceano doveva essere circa 10 volte inferiore a quello di tutti gli oceani terrestri messi insieme e ricopriva circa il 36% sella superficie del pianeta. La profondità media doveva essere intorno ai 550 metri.
I delta fluviali sono, inoltre, particolarmente interessanti per gli scienziati planetari, in quanto sappiamo, da quanto succede sulla Terra, che sono in grado di seppellire e conservare carbone organico e altri marker biologici trasportati dai fiumi nel corso della loro esistenza. Si comprende dunque, quanto possa essere viva la speranza di trovare un giorno proprio in queste zone del pianeta rosso tracce di un passato principio di vita o chissà…forse anche qualcosa di più!





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